Interessante tool per il calcolo tra date

Talvolta si rende necessario realizzare il conteggio del periodo intercorrente tra più date, per l’occasione abbiamo testato una formula di excel, eccola:

=DATA.DIFF(“INSERISCI DATA – DA”;”INSERISCI DATA – A”;”y”) & ” anni, ” & DATA.DIFF(“INSERISCI DATA”;”INSERISCI DATA”;”ym”) & ” mesi e ” & DATA.DIFF(“INSERISCI DATA”;”INSERISCI DATA”;”md”) & ” giorni”

La violazione del diritto al rispetto del termine ragionevole di cui all’art. 6 CEDU

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Se ritiene di aver subito o di subire un procedimento dalla durata irragionevole, ed hai intenzione di proporre ricorso per ottenere il dovuto risarcimento, chiama il numero 348.9751061. Riceviamo presso lo Studio Legale in Bari.

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Durante il primo colloquio valuteremo l’effettiva possibilità di ottenere il risarcimento previsto dalla legge Pinto e/o ricevere informazioni al riguardo.

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Opposizione al decreto di equa riparazione

In caso ricorrano i presupposti, con estrema prudenza, è possibile proporre ricorso contro il decreto che ha deciso sulla domanda di equa riparazione nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero della sua notificazione alla parte.

L’opposizione si propone con ricorso alla medesima Corte d’Appello che ha emesso il decreto.

La Corte provvede in camera di consiglio e del collegio non può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento impugnato.

Si evidenza che l’opposizione non sospende l’esecuzione del provvedimento, ma il collegio, se ricorrono gravi motivi, anche su istanza di parte, può sospenderne l’efficacia esecutiva.

La Corte, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, pronuncia decreto , immediatamente esecutivo. Tale ultimo provvedimento è impugnabile per cassazione.

Non può non ricordarsi che con il decreto che definisce il giudizio di opposizione, così come nel “primo grado” il giudice, se la domanda per equa riparazione è dichiarata inammissibile o manifestamente infondata, può condannare il ricorrente al pagamento di una somma di denaro, da 1.000,00 a 10.000,00 euro in favore della Cassa delle Ammende.

LEGGE 28 dicembre 2015, n. 208, c.d. Legge di Stabilità 2016: articoli di riforma della L. Pinto

Di seguito riporto il testo della Legge di Stabilità, nonché il testo della L. Pinto aggiornato ed integrato.

LEGGE 28 dicembre 2015, n. 208, c.d. Legge di Stabilità 2016: articoli di riforma della L. Pinto

777. Al fine di razionalizzare i costi conseguenti alla violazione del termine di ragionevole durata dei processi, al capo II della legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni,

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La Legge di Stabilità 2016 “ridimensiona e svuota” la Legge 24 marzo 2001, n. 89 (L. Pinto)

Nuova mannaia sui diritti dei cittadini, la già riformata (dal Governo Monti) L. Pinto viene nuovamente ritoccata dalla L. Di Stabilità 2016, la quale comprime ulteriormente i benefici a favore dei richiedenti.

Le ragioni di questo intervento vengono spiegate dallo stesso art. 777, la quale così introduce la riforma: “Al fine di razionalizzare i costi conseguenti alla violazione del termine di ragionevole durata dei processi….”

Introduzione del concetto di “Rimedi preventivi”

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Chi paga ? La Banca d’ Italia entro 120 giorni

Il Direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, e il Capo del Dipartimento per gli affari di giustizia, Antonio Mura, il 18 maggio 2015 hanno firmato un accordo di collaborazione finalizzato ad accelerare i tempi per il pagamento da parte dello Stato degli indennizzi ai cittadini lesi dall’eccessiva durata dei processi (legge n. 89 del 2001, cosiddetta legge Pinto).

L’accordo intervenuto tra il Ministero di Giustizia e la Banca d’Italia ha lo scopo di consentire di superare la beffa di vedersi riconoscere una somma come equo indennizzo per l’irragionevole durata di una causa e dover attendere diversi anni perché quella somma venga poi effettivamente liquidata.

Per comprendere come stanno le cose, basti pensare che ad oggi lo Stato Italiano ha un debito nei confronti dei cittadini di circa 450 milioni di euro.

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Chi sono le controparti del Ricorso – legittimato passivo

In virtù del secondo comma dell’art. 3 della “Legge Pinto”, così come riformato dal D.L.83/12, il ricorrente potrà avviare il procedimento nei confronti del:
• Ministero della Giustizia, se si tratta di procedimenti del Giudice ordinario;
• Ministero della difesa, se si tratta di procedimenti del Giudice militare;
• Ministero dell’economia e delle finanze, se si tratta di procedimenti tributari o negli altri casi residuali.

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A quanto ammonta l’Equo indennizzo

I parametri di liquidazione dell’indennizzo conseguente alla violazione dei termini di ragionevole durata dei processi é determinato dal legislatore italiano nella c.d. Legge Pinto. Questi parametri sono stati oggetto di una recente riforma, infatti, nell’ottica di contenimento dei costi, il legislatore ha ritenuto opportuno “tagliare” l’entità degli indennizzi. Ed infatti con la legge di Stabilità 2016 é stata ridotta la soglia minima e massima entro cui potrà essere liquidato l’indennizzo.

Il riformulato art. 2-bis, comma 1, ha indicato i nuovi parametri di liquidazione dell’indennizzo fissando un range compreso tra 400 e 800 euro per anno o frazione di anno superiore ai sei mesi di eccedenza sulla durata ragionevole del processo (in precedenza il range era fissato tra 500 e 1500 euro).

Sono stati confermati alcuni correttivi in aumento per i casi in cui il ritardo si sia eccessivamente prolungato, di seguito indicati:

  • un aumento sino al 20 per cento per gli anni successivi al terzo;
  • un aumento sino al 40 per cento per gli anni successivi al settimo.

Inoltre, il nuovo comma 1-bis dell’art. 2-bis consente le seguenti riduzioni:

  • sino al 20 per cento se le parti del processo presupposto sono più di dieci;
  • fino al 40 per cento se le parti sono più di cinquanta,

mentre, il nuovo comma 1-ter dell’art. 2-bis prevede la diminuzione

  • “fino a un terzo” della somma liquidabile a titolo di indennizzo nei casi di integrale rigetto delle richieste della parte ricorrente nel giudizio presupposto.

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A chi si propone la domanda

Per garantire la terzietà e l’indipendenza del Giudice chiamato a decidere sulla domanda di risarcimento, nella prima stesura della legge era stato previsto che questi non appartenesse al medesimo distretto di Corte d’Appello.

Era stata prevista un’apposita tabella che serviva ad individuare il diverso Giudice competente: ovvero rappresentata dalla Corte d’Appello più vicina sotto il profilo territoriale a quella cui apparteneva il Giudice avanti al quale si era svolto il procedimento oggetto di contestazione.

Nondimeno, a seguito della ultima riforma, il legislatore ha riformato la disciplina prevedendo che venga adita la corte d’appello corrispondente al medesimo foro in cui si è tenuto il giudizio di primo grado per cui e causa la richiesta di equo indennizzo.

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Pinto: cause di esclusione

I tempi della giustizia italiana sono biblicamente lunghi.

La legge 89 del 24 marzo 2001, infatti, ha recepito i principi della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in relazione al mancato rispetto del termine ragionevole di durata dei processi, di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Ebbene, quindi, chi è coinvolto in un procedimento, imprenditori o semplice cittadino, per un periodo di tempo irragionevole HA DIRITTO, in base alla L. 89 del 24 marzo 2001 (c.d. “ legge Pinto”), AD UNA EQUA RIPARAZIONE, sia che sia stato attore che convenuto ed indipendentemente dall’esito del processo.

ATTENZIONE – UNA RECENTE SENTENZA HA RIBADITO I CASI DI ESCLUSIONE DELL’INDENNIZZO

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