La violazione del diritto al rispetto del termine ragionevole di cui all’art. 6 CEDU

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Se ritiene di aver subito o di subire un procedimento dalla durata irragionevole, ed hai intenzione di proporre ricorso per ottenere il dovuto risarcimento, chiama il numero 348.9751061. Riceviamo presso lo Studio Legale in Bari.

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Durante il primo colloquio valuteremo l’effettiva possibilità di ottenere il risarcimento previsto dalla legge Pinto e/o ricevere informazioni al riguardo.

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Opposizione al decreto di equa riparazione

In caso ricorrano i presupposti, con estrema prudenza, è possibile proporre ricorso contro il decreto che ha deciso sulla domanda di equa riparazione nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero della sua notificazione alla parte.

L’opposizione si propone con ricorso alla medesima Corte d’Appello che ha emesso il decreto.

La Corte provvede in camera di consiglio e del collegio non può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento impugnato.

Si evidenza che l’opposizione non sospende l’esecuzione del provvedimento, ma il collegio, se ricorrono gravi motivi, anche su istanza di parte, può sospenderne l’efficacia esecutiva.

La Corte, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, pronuncia decreto , immediatamente esecutivo. Tale ultimo provvedimento è impugnabile per cassazione.

Non può non ricordarsi che con il decreto che definisce il giudizio di opposizione, così come nel “primo grado” il giudice, se la domanda per equa riparazione è dichiarata inammissibile o manifestamente infondata, può condannare il ricorrente al pagamento di una somma di denaro, da 1.000,00 a 10.000,00 euro in favore della Cassa delle Ammende.

Cosa è possibile fare se nonostante la condanna lo Stato non paga

Il decreto di condanna emesso nei confronti dello Stato è immediatamente esecutivo, pertanto è possibile dar corso alla procedura di esecuzione forzata qualora questi non provveda spontaneamente ad ottemperare alla condanna inflittagli dalla Corte d’Appello. La circostanza in cui nonostante il riconoscimento dell’Indennizzo lo Stato Italiano provvedeva alla effettiva liquidazione diversi anni dopo è cosa nota, ma per fortuna in data 18 maggio 2015 è intervenuto un accordo tra il Ministero di Giustizia e la Banca d’Italia per circoscrivere l’arretrato.

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Legge Pinto ed Equo Indennizzo

E’ oramai tristemente nota la lungaggine dei processi, in Italia l’esercizio della giustizia non è materia semplice. I tempi dei processi sono biblicamente lunghi nonostante persino i padri costituenti, conoscendo forse le tendenze autodistruttive dell’italiota si fossero preoccupati di garantire il diritto ad un procedimento celere.
Tutti i cittadini si trovano spesso a dover fare i conti con processi senza fine, per vedersi riconoscere un diritto, o quantomeno poter scrivere la parola fine su un contenzioso durato anni.

Più volte il legislatore ha tentato di introdurre modifiche al Processo senza però raggiungere alcun risultato positivo che potesse garantire una maggior celerità.

Ebbene, in base alla L. 89 del 24 marzo 2001 (c.d. “ legge Pinto”), chi, attore o convenuto, è, o è stato, coinvolto in un procedimento per un periodo di tempo irragionevole, HA DIRITTO AD UNA EQUA RIPARAZIONE indipendentemente dall’esito del processo.

La legge 89 del 24 marzo 2001, infatti, ha recepito i principi della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in relazione al mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che testualmente recita:

“Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge”.

Tale norma diviene strumento volto ad ottenere una equa riparazione a colui che ha subito un danno patrimoniale e non patrimoniale per effetto della violazione dei succitati principi della Convenzione, peraltro già costituzionalmente previsti.

Sicché l’eccessiva domanda di risarcimenti ha spinto il legislatore ha riformare la materia apportando numerose modifiche, introdotte dal D.L.8 aprile 2013, n. 35, convertito con modificazioni nella L. 6 giugno 2013, n. 64 e dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134. Tutte queste innovazioni non hanno fatto altro che inserire diversi “cavilli” con il malcelato tentativo di scoraggiare l’inoltro di ulteriori domande.
Nonostante l’introduzione di questi “cavilli”, è ancora possibile ottenere diverse migliaia di euro come indennizzo per essere stato parte di un procedimento eccessivamente lungo.

A QUANTO AMMONTA L’EQUO INDENNIZZO ?

In base alla legge Pinto, e successive modifiche, qualora il procedimento superi una durata di tempo ragionevole, stimata dal legislatore in 3 anni per il procedimento di primo grado, 2 anni per il secondo ed 1 anno per la cassazione a prescindere dall’esito della lite e/o in caso di conciliazione della lite.

SI HA DIRITTO AD UNA SOMMA DI DENARO PER OGNI ANNO DI ECCESSIVA DURATA DEL PROCESSO PARI A CIRCA 400-800 euro;

somma che può aumentare, di rado, in casi di particolare importanza (ed es. in tema di diritto di famiglia o stato delle persone, procedimenti pensionistici o penali, cause di lavoro o cause che incidano sulla vita o sulla salute).

La durata del tempo “ragionevole” deve tenere in considerazione diverse circostanze tra cui la complessità del procedimento ed il comportamento delle stesse parti e del giudice.

Per presentare il ricorso si ha un termine di sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce il processo. All’ incirca entro un anno si riuscirà quindi ad ottenere il dovuto risarcimento.

——>ATTENZIONE!!! Scaduti i sei mesi, la parte è considerata decaduta dal proporre il ricorso.

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Se ritiene di aver subito o di subire un procedimento dalla durata irragionevole, ed hai intenzione di proporre ricorso per ottenere il dovuto risarcimento, chiama il numero verde 800-973078. Riceviamo presso lo Studio Legale in Bari.

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Durante il primo colloquio valuteremo l’effettiva possibilità di ottenere il risarcimento previsto dalla legge Pinto e/o ricevere informazioni al riguardo.

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Natura giuridica del procedimento per l’equa riparazione

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Se ritiene di aver subito o di subire un procedimento dalla durata irragionevole, ed hai intenzione di proporre ricorso per ottenere il dovuto risarcimento, chiama il numero 348.9751061. Riceviamo presso lo Studio Legale in Bari.

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Durante il primo colloquio valuteremo l’effettiva possibilità di ottenere il risarcimento previsto dalla legge Pinto e/o ricevere informazioni al riguardo.

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LEGGE 28 dicembre 2015, n. 208, c.d. Legge di Stabilità 2016: articoli di riforma della L. Pinto

Di seguito riporto il testo della Legge di Stabilità, nonché il testo della L. Pinto aggiornato ed integrato.

LEGGE 28 dicembre 2015, n. 208, c.d. Legge di Stabilità 2016: articoli di riforma della L. Pinto

777. Al fine di razionalizzare i costi conseguenti alla violazione del termine di ragionevole durata dei processi, al capo II della legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni,

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La Legge di Stabilità 2016 “ridimensiona e svuota” la Legge 24 marzo 2001, n. 89 (L. Pinto)

Nuova mannaia sui diritti dei cittadini, la già riformata (dal Governo Monti) L. Pinto viene nuovamente ritoccata dalla L. Di Stabilità 2016, la quale comprime ulteriormente i benefici a favore dei richiedenti.

Le ragioni di questo intervento vengono spiegate dallo stesso art. 777, la quale così introduce la riforma: “Al fine di razionalizzare i costi conseguenti alla violazione del termine di ragionevole durata dei processi….”

Introduzione del concetto di “Rimedi preventivi”

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Quali sono i costi del Ricorso

Le spese da considerare per il patrocinio per l’ottenimento dell’Equo indennizzo sono stabiliti dalle tabelle forensi, e dipendono anche dalla quantità di atti da produrre, oltre le fasi di studio ed istruttoria.

Lo Stato Italiano ha esentato i cittadini da alcuni oneri di consueto previsti per gli altri procedimenti, ma con l’introduzione delle ultime riforme in materia  é stato  previsto l’obbligo di depositare le copie conformi dei fascicoli, il cui costo può variare di molto, e va preventivato a seconda delle circostanze.

A questi oneri bisogna aggiungere le spese di trasferta o domiciliazione presso altri Studi Legali vicini alla corte d’appello competente.

Inoltre con le recenti riforme della professione forense è possibile anche pattuire il cosiddetto patto di quota lite con il quale è possibile limitare a una percentualmente del risultato raggiunto il compenso professionale.

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Chi paga ? La Banca d’ Italia entro 120 giorni

Il Direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, e il Capo del Dipartimento per gli affari di giustizia, Antonio Mura, il 18 maggio 2015 hanno firmato un accordo di collaborazione finalizzato ad accelerare i tempi per il pagamento da parte dello Stato degli indennizzi ai cittadini lesi dall’eccessiva durata dei processi (legge n. 89 del 2001, cosiddetta legge Pinto).

L’accordo intervenuto tra il Ministero di Giustizia e la Banca d’Italia ha lo scopo di consentire di superare la beffa di vedersi riconoscere una somma come equo indennizzo per l’irragionevole durata di una causa e dover attendere diversi anni perché quella somma venga poi effettivamente liquidata.

Per comprendere come stanno le cose, basti pensare che ad oggi lo Stato Italiano ha un debito nei confronti dei cittadini di circa 450 milioni di euro.

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Chi sono le controparti del Ricorso – legittimato passivo

In virtù del secondo comma dell’art. 3 della “Legge Pinto”, così come riformato dal D.L.83/12, il ricorrente potrà avviare il procedimento nei confronti del:
• Ministero della Giustizia, se si tratta di procedimenti del Giudice ordinario;
• Ministero della difesa, se si tratta di procedimenti del Giudice militare;
• Ministero dell’economia e delle finanze, se si tratta di procedimenti tributari o negli altri casi residuali.

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